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Generazione desaparecidos

Francesca, 25 anni, neo-laureata in giurisprudenza, ottocento euro al mese con contratto a progetto. Fa consulenza giuridica al telefono e cerca di vendere assicurazioni on-line. Eugenio, 34 anni, laureato in scienze politiche col massimo dei voti, lavora da sei anni, di contratto a progetto in contratto a progetto, nel settore della consulenza presso pubbliche amministrazioni, per conto di una multinazionale, che gli passa uno stipendio mensile di 1.100 euro. Al momento sta pensando di fare in corso in mastro gelataio. Ha in progetto di andare in Australia ed aprire una gelateria. Lì forse si salverà. Riccardo, 31 anni, diploma linguistico, fa traduzioni per varie pubblicazioni. Riesce a raggranellare circa 500 euro al mese, prepara circa tre concorsi l’anno da quattro anni. Il contratto a progetto per lui sarebbe già una grande conquista. Tutti ragazzi che vivono da soli, in perfetta indipendenza, così come tanti coetanei europei. Solo che questi ultimi dopo tre o quattro anni di esperienza lavorativa, con una laurea, possono serenamente immaginare un futuro fatto di famiglia, casa comperata con i propri soldi, macchina nuova. Insomma, immaginarsi un futuro costruito con il proprio lavoro. In Italia questo non è possibile. In Italia la maggior parte dei ragazzi under 35 anni, possono sperare di cavarsela con un lavoro a progetto, uno stipendio sotto i 1.200 euro di media e sull’assistenza della propria famiglia. Ma a volte c’è chi questo sostegno familiare non ce l’ha. E allora l’affare si complica. E’ impresa ardua cercare di arrivare a fine mese se si ha solo un lavoro garantito da un contratto capestro, al di fuori della tutela dei sindacati, al di fuori di un progetto di vita. I ragazzi, quelli nati tra il 1975 e il 1980 non posso permettersi il lusso di immaginarsi un futuro. Anche se si ha una laurea attaccata al muro, anche se si è iniziato presto a lavorare. Il mercato del lavoro appare esso stesso un ammortizzatore sociale, per i pochi che riescono a strappare un contratto di precariato. L’economia cammina, ma non per loro. E quindi l’economia è destinata a non camminare più, quando questi ragazzi supereranno la quarantina con i loro contratti a progetto, con le loro prestazioni occasionali. Quando coloro che oggi hanno un futuro davanti a loro, ben presto lo avranno alle loro spalle. Due intere generazioni, non contando quelle che sono poi seguite a queste, lasciate a se stesse. Ed una classe politica, tragicamente trasversale, che si tiene ben lontana da affrontare questa tematica. Un classe politica che sistema i propri figli, che ingrossa le proprie donne, che poco vuole avere a che fare con gli stipendi che a mala pena arrivano ai 1.000 euro. Eugenio, quello che vuole fare il gelataio in Australia, oggi ha un gran mal di denti, ma gli sono rimasti solo 20 euro sul conto. I soldi per il dentista non ci sono. Dovrà farselo passare, in attesa di vedere accreditati sul suo conto i prossimi 1.100 euro mensili. Sa già che 600 euro se li mangerà con il fitto di casa. E sogna un contratto degno di essere chiamato con questo nome.

 



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formatore/life coach
anna vairo 2009-09-01 07:22:23

Siamo davvero mortificati dalla realtà italiana e ci vergogniamo profondamente di aver, come generazione di cinquantenni, contribuito a potenziarla o ad esserne stati complici. I nostri figli hanno perso le nostre sicurezze e non ne possono ritrovare altre. I progetti che, tendenzialmente dovrebbero contenere una buona parte di sogni, sono oramai spinti dal bisogno di sopravvivenza. E' il primo passo per distruggere anche questa nuova generazione di trentenni, così come la precendente.
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