Andrea Alzetta, consigliere comunale di Roma in Action, gruppo consiliare nato a Maggio 2009 (per saperne di più: www.romainactionx.org), afferma: “Le Amministrazioni Comunali di questa città, quella odierna e quelle passate, non hanno mai affrontato in termini efficaci il problema delle abitazioni, ma hanno prodotto piani funzionali esclusivamente alla speculazione di proprietari, costruttori e grandi gruppi immobiliari”. Le prime esperienze di Roma in Action sono avvenute nel III Municipio, in via dei Reti e via dei Lollis, dove nel 2003 e 2004 sono stati occupati due stabili di privati nei quali, ad oggi, si svolgono le attività dell’organizzazione politica (fra cui sportelli per i diritti e per la casa. Uno sportello è all’interno del Municipio ed uno in via de Lollis). Nel 2003 duecento persone, fra le quali molti nuclei familiari e studenti, avevano occupato la costruzione di via dei Lollis 6. Questo è un grande fabbricato di otto piani in disuso da un anno, che aveva ospitato il Ministero del Lavoro e, in seguito, era stato venduto alla società Triton Srl. In via dei Reti, in un capannone di 400 metri, appartenente a un privato, fino al 2009 ha avuto sede il centro sociale ESC (attualmente in via dei Volsci). Un laboratorio politico e culturale degli studenti e dei lavoratori precari. Il progetto di Roma in Ation è quello di “lottare contro un’idea di città a uso e consumo di speculatori e immobiliaristi e il quartiere San Lorenzo ne rappresenta un esempio”.
Perché Action occupa alloggi di privati?
Dopo l’approvazione della legge 431/98, che ha liberalizzato il mercato degli affitti e ha cancellato il vecchio “equo-canone”- legge 392/78 e i “Patti in deroga”- legge 359/92, si sono formati cartelli da parte dei costruttori e proprietari che hanno generato affitti e costi dei mutui esorbitanti. In un regime di libero mercato i prezzi dovrebbero essere competitivi e quindi diminuire.
Ed invece?
Le Amministrazioni Comunali di questa città, quella odierna e quelle passate, non hanno mai affrontato in termini efficaci il problema delle abitazioni, ma hanno prodotto piani funzionali esclusivamente alla speculazione di proprietari, costruttori e grandi gruppi immobiliari.
Che cosa succede a San Lorenzo?
Questo quartiere, storicamente popolare, è stato soggiogato dalle regole del mercato, a causa degli effetti della vicinanza all’Università La Sapienza. Molti residenti hanno subito sfratti da parte di proprietari che hanno favorito locazioni a studenti fuorisede a prezzi sproporzionati, spesso in nero, A gennaio una verifica della Guardia di Finanza: ha riscontrato su 200 controlli, il 100% in nero, senza contratto.
Quali obiettivi avete raggiunto ad oggi?
Abbiamo costruito una sinergia fra tutti i residenti di cui molti migranti, studenti, precari, fuorisede, abitanti storici, per riappropriarci di tutti i diritti negati. La case è un diritto come lo sono gli spazi sociali e verdi. Una delle vittorie di questa condivisione è stata il recupero dell’area verde di via Galli. L’Università si era impegnata a costruire una piscina pubblica e 300 parcheggi, della prima ancora nulla e dei secondi il prospetto ne prevede 800.
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