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Home Sociale e Salute L’Autorecupero: un’idea sul diritto all’abitare. Dal 27 febbraio una due giorni sul tema.

L’Autorecupero: un’idea sul diritto all’abitare. Dal 27 febbraio una due giorni sul tema.

Bruno Papale, un dei rappresentanti del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa (per saperne di più: www.coordinamento.info), il primo movimento autorganizzato sul diritto alla casa che nasce nella Capitale, alla vigilia del due giornate di dibattito sul tema dell’Autorecupero, presso la Città dell’AltraEconomia (ex-mattatoio Testaccio), afferma, “Vogliamo fermare la speculazione economica, ci siamo organizzati e nei nostri calcoli siamo in grado di dimostrare che l’autocostruzione diminuirebbe di 1/3 gli attuali costi in edilizia”.
Quando si è formato il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa?
Nel 1988 ci siamo ritrovati a San Basilio, all’interno dell’occupazione di 350 alloggi di edilizia residenziale pubblica che erano già terminati senza che vi fosse alcuna graduatoria di assegnazione. Una situazione che era analoga in altre zone cittadine.
Quali i vostri obiettivi?
I nostri obiettivi sono il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica. Una sanatoria, perché in quel momento i nostri interventi si sviluppavano per le case popolari, la necessità di creare strumenti diversi come l’autorecupero.
Che cos’è l’aurorecupero?
Non è altro che il riutilizzo e la riconversione in abitazioni di immobili del patrimonio edilizio pubblico adibiti ad altre funzioni.
Perché non ritenete efficaci gli interventi da parte dello Stato e delle Amministrazioni Comunali?
Lo Stato italiano non ha affrontato mai seriamente la questione dell’emergenza abitativa, peggiorata negli ultimi anni. È evidente che la legge 431 del 1998 che ha abolito l’equo canone, approvata da tutte le forze di sinistra e anche dai sindacati nazionali del settore, non ha risolto alcunché del problema. Gli affitti sono raddoppiati, triplicati. Un contesto che ha favorito l’aumento dei movimenti di lotta
Quali le ragioni che sono alla base della critica situazione che mette in pericolo il diritto all’abitare?
Sono aumentate le forme di lavoro precario ed è diminuito il patrimonio pubblico, così si spinge all’acquisto della casa e spuntano garanzie bancarie, prima escluse per chi non avesse redditi cosiddetti fissi. Così oggi molti giovani e meno devono valersi del supporto economico di parenti.
Com’è la situazione a livello comunale?
L’ultimo bando per le case popolari risale al 2000 ed è riservato a chi ha subito sfratti, ma sono tante e diversificate le necessità abitative tra quanti non possono permettersi un affitto o un mutuo. La parola d’ordine di Alemanno è “ripristinare la legalità”, un meccanismo avviato da settembre 2009 che ha prodotto sgomberi e arresti, nei fatti chi critica o condanna le occupazioni, poi avvia mediazioni. Il Comune spende milioni di euro per sgomberi, residence, bonus affitto.
Perché ritiene sia efficace l’esperienza dell’Autorecupero?
Innanzitutto, perché permette di riprendere patrimonio pubblico dismesso o abbandonato. Si può partecipare in forma cooperativa alla ristrutturazione degli stabili, elude il distacco delle persone verso quartieri dormitorio, dove di frequente non ci sono servizi e collegamenti.
Quali gli obiettivi sino ad ora raggiunti dal vostro Comitato?
Nel 1998 abbiamo ottenuto la legge 55 della Regione Lazio: “Autorecupero del patrimonio immobiliare”. A oggi la Cooperativa Inventare l'abitare ha promosso otto interventi, dei quali sono stati conclusi le ex scuole di via Isidoro del Lungo e via Colomberti. Le attività che riguardano l’esterno sono finanziate dal Comune, quelli interne sono pagate dagli abitanti tramite un mutuo a condizioni agibili e della durata di circa venti anni. La rata mensile è calcolata fra 2,60 e 3,14 euro al metro quadro
Qual è il bilancio e quali sono i progetti futuri?
E ovvio che questa pratica risolve solo una parte del problema, lottiamo sempre per il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica. C’è stata molta attenzione alle nostre proposte, alcuni convegni hanno affrontato la bioedilizia, ma non si è fatto nulla. I progetti sono nati nel 2001 con dei costi, dopo anni si sono triplicati e per “risparmiare” si continua costruire e ristrutturare con i vecchi criteri.

(foto di Antonietta Crasto)



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