
I valori e i principi sui quali si fonda la nostra Carta Costituzionale sono costantemente a rischio. Ormai è inutile negarlo o nascondersi dietro vacue parole da political correct. La destra affarista, populista e razzista di Silvio Berlusconi ed Umberto Bossi governa il Paese a viso aperto, senza nascondere il proprio disegno egemone e conflittuale. La destra storica, rappresentata in qualche forma residua dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, è relegata in un angolo, nell’imbarazzato tentativo di arginare “a parole” la deriva autoritaria intrapresa dal Governo Berlusconi. Dal Parlamento sino ai più piccoli Comuni, le regole ed i regolamenti sino ad oggi rispettati unanimemente da tutte le forze politiche, adesso vengono calpestati a suon di colpi di fiducia ed interpretazioni di parte. Le opposizioni sono tacitate a causa della propria debolezza politica e sembrano oramai orfane di grandi figure politiche in grado di smuovere le coscienze dei cittadini.
La magistratura è ormai costantemente delegittimata e sotto attacco nonostante l’art. 101 della Costituzione reciti che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” e l’art. 105 che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Nel nostro Paese, invece, la consueta tripartizione dei poteri, cardine delle moderne democrazie, non tiene più. I pubblici ministeri sono diventati nemici giurati dei politici nonostante l’art. 112 li obblighi “ad esercitare l’azione penale” dinnanzi ad un’ipotesi di reato. Quasi che vi sia la colpa di lesa maestà laddove venga avviata un’indagine su un politico del nostro Paese. A rendere la situazione davvero inquietante e preoccupante, però, è la totale indifferenza che i cittadini mostrano nei confronti della delegittimazione della giustizia. Quasi che il tema non li riguardasse.
Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente, ha lasciato agli italiani un monito: “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore”.
Non è soltanto il popolo ad essere distratto; a preferire Rete 4 alla Carta Costituzionale, Maria De Filippi a Roberto Saviano e così via. Nell’Italia della seconda Repubblica la quasi totalità dell’informazione, con rare e coraggiose eccezioni, appare ormai uniformata ai bisogni del potere. La televisione è in mano alla destra poiché alle reti private del circuito Mediaset, raddoppiate grazie al digitale terrestre, si sono aggiunte quelle della Rai, le cui nomine spettano al governo. Sul digitale terrestre ormai obbligatorio rimane soltanto la 7, mentre sul satellite Sky ha visto recentemente aumentare la propria aliquota fiscale, come atto di ritorsione al mancato ossequio al Governo.
Il nostro è un Paese nel quale l’art. 21 che recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” è stato sapientemente silenziato, grazie al capillare controllo sulla distribuzione, la pubblicità e l’accesso ai mezzi di comunicazione di massa. Nonché grazie al sapiente e sistematico utilizzo della “querela”, quale arma di dissuasione preventiva a disposizione dei potenti. Utilizzo della querela che ha invaso addirittura i campi della satira, genere tollerato persino ai tempi dei Sovrani. La prima Repubblica, rappresentata nella parabola discendente da Bettino Craxi e Giulio Andreotti, è caduta sotto i colpi della corruzione dilagante, portati alla luce dall’inchiesta di Mani Pulite. Quella stagione fu possibile poiché la politica non aveva un potere assoluto e non riusciva a controllare completamente magistratura e comunicazione.
Oggi nessuna inchiesta giudiziaria, nessuna rivelazione di rapporti fra organizzazioni criminali e potere politico, nessuno scandalo “morale”, può avere il potere di modificare l’attuale assetto politico. Si obietterà che soltanto il voto ha la legittimità di farlo. Ed è vero, ma quale consapevolezza e giudizio sui governanti possono formarsi gli elettori, in un Paese in cui non vi è più una reale libertà d’opinione, nel senso che non appare più possibile esprimere opinioni o fare domande scomode, senza incorrere in ritorsioni di ogni genere?
Questa destra, incapace di arginare la crisi economica e vogliosa di creare disuguaglianze nel Paese, sembra destinata a governare il Paese per inerzia. Non esiste al momento un opposizione in grado di ribaltare l’attuale scenario, poiché seppure appare ormai certo che il tavolo da gioco sia irrimediabilmente truccato, i giocatori hanno troppo da perdere anche soltanto per pensare di alzarsi e cambiare tavolo. E’ una roulette dove esce sempre il rosso e il nero del biscione e soltanto un cambio reale delle regole del gioco, con l’arrivo di nuovi giocatori, potrebbe scardinare l’attuale sistema.
C’è bisogno di un risveglio delle coscienze che ci conduca all’avvento della terza Repubblica. C’è la necessità di costruire modelli in grado di contrastare l’oscura notte che sta inghiottendo il Paese, spingendolo verso un autoritarismo che ci sembra di poter definire una “neo-teocrazia”. Una nuova forma di governo in cui il potere politico è sempre stabilito su base religiosa, ma nel quale la figura di Dio è stata lentamente sostituita dall’Unto del Signore pagano.
Lo scontro in atto fra i valori della Chiesa Cattolica e quelli della destra di Berlusconi e Bossi, sono ormai affiorati e non cesseranno grazie a qualche battuta di “spirito” del Presidente del Consiglio o a qualche ardita mediazione di Gianni Letta.
Tutte le generazioni devono essere richiamate all’azione. I cittadini devono destarsi per difendere i valori della Costituzione, scritta grazie al sacrificio di milioni di italiani. Bisogna costruire un patto vero fra generazioni in grado di far vivere ai giovani la propria vita, senza gravare sulle generazioni che hanno già lavorato per tutta la propria. Dobbiamo essere in grado di ritrovare il senso di essere italiani. Di essere “noi” un popolo. Di battere l’individualismo che è il nucleo freddo della politica della destra neo-teocratica.
Pietro Calamandrei ci suggerisce: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nei carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione”.
Nell’Italia di oggi non è più tempo per andare col pensiero in quei luoghi. E’ tempo, invece, di tornare a testimoniare con le parole, gli scritti, nelle piazze virtuali, ma sopratutto in quelle reali delle nostre città, le idee di libertà e democrazia.
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